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Con l' espandersi del fenomeno Kali in tutto il mondo
sono sortescuole, alcune attendibili e altre meno, ma nonostante ciò anche nell'ambiente
delle arti marziali c’è poca cultura sull'argomento.
Il
Kali anche se ha senz'altro dei punti in comune con altri metodi di
combattimento, possiede delle caratteristiche che lo rendono unico e inconfondibile,
benché a volte sembrino vistose le differenze tra alcune scuole di arti
marziali filippine.
Spesso risulta dunque necessario spiegare quali sono
gli elementi di valutazione per
riconoscere l’autenticità delle nostre discipline: uno stile o una scuola di
Kali, Escrima o Arnis che sia.
"Non è importante quanto sai fare ma quanto bene lo fai”
questa affermazione introduce
il concetto fondamentale del Kali, enfatizzato soprattutto
nelle scuole di matrice JKD, secondo il quale sono più importanti i principi
(strategia, angolazione, linea centrale, "rompere il dente del
serpente", sfruttare la forza avversaria, l'ambiente circostante, l'arma
dell'avversario…) e gli attributi (sviluppo della coordinazione, distanza, tempismo,
forza veloce, killer instinct...)
La
"libertà" da rigidi schemi prefissati, la personalizzazione dell'arte,
la naturalezza con cui fluiscono le tecniche una dentro l'altra, con l'unico
obbiettivo di funzionalità ed immediata efficacia, caratterizzano un'autentica
scuola di Kali. Per avere una conferma di ciò è sufficiente osservare gli allievi
praticare in maniera personalizzata la Carenza,
paragonabile al "vuoto" o shadowboxing del pugilato, eseguita sia con le armi che a mani
nude (le forme intese come "Kata" non esistono, negli stili dove si
praticano le Sayaw, cioè “danze",
queste non sono rigidamente schematizzare e comunque di recente costituzione).
Il dialogo che riporto da una
lezione del grande maestro John Lacoste a Dan Inosanto, uno dei suoi principali
insegnanti che lui stesso considera il Bruce Lee delle arti marziali filippine,
è molto significativa per quanto suddetto:
Inosanto -
OK: quando prendo il bastone con la mano destra, metto avanti il piede
destro?
No" - rispose Lacoste - "alcune
volte è il tuo piede sinistro a stare avanti"
Inosanto
- Però
nel Kenpo mettiamo sempre il piede destro avanti quando l'arma sta nella mano
destra".
John
Lacoste sorrise. Sapeva che Dan non capiva.
Attaccami con una tecnica di Kenpo, Dan".
Dan
lo attaccò molte volte e ogni volta Lacoste gli mostrò un nuovo errore nella
tecnica eseguita. Dan mise in avanti il suo piede sinistro e Lacoste lo attaccò
con il Kenpo.
"Non
capisco» disse Dan "Quale è la tecnica corretta?".
Lacoste
sorrise e disse - "Non c'è
forma corretta, devi sentire il tuo avversario
e fluire con lui.
Dan
sempre più sconfortato - "Bene,
insegnami alcune posizioni, per favore".
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